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domenica 25 settembre 2011

E POI, MADRI PER SEMPRE

Ed  è così, insomma, senza neppure rendertene conto, che ti tolgono dalle mani il tuo pacchettino di definizioni pronte per l'uso, a cui sei caramente abituata, e ti lanciano in tutta fretta quello nuovo. "Mamma", c'è scritto. Uau. Peccato che il pacco sia vuoto, e lo scopri subito. La definizione di te in quanto madre è in divenire. L'amore dei tuoi genitori - se tutto va bene - è dato per scontato. L'amore per un uomo - se tutto va veloce - è un colpo di fulmine improvviso e totalizzante. L'amore per tuo figlio - se tutto si ferma un attimo e ti concede il tempo di rifletterci su - è un sentimento lento, uno spazio da conquistare con la pazienza, con l'abitudine, con l'attesa. E poi, con la presenza stessa di una persona che prima non c'era, e che resterà legata a te per sempre e che all'inizio da te dipende per sopravvivere.
Non si nasce madri, questo è certo. E mentre ti trovi impegnata ad abituarti al piccolo alieno che hai fra le braccia, che ti incanta ma che non ti spieghi, scopri che il tuo nuovo pacchettino di definizioni è ancora vuoto di te, e devi lavorarci su per scoprirti diversa da come - ne sei certa - eri fino a poco prima. Mi è sempre risuonata in mente una strofa di De Andrè quando cantava le donne, e le definiva "femmine un giorno, e poi madri per sempre".  A ben pensarci, già nel caos dei primi giorni (- mesi - anni??!?!?! -) è evidente come non ci sia verità più grande.

venerdì 25 marzo 2011

TEMPUS FUGIT

Ohhh...ed eccoci finalmente ad uno dei must della maternità, ovvero: il mio compagno ha ancora una vita...e io no??!!?!?!?!?! No, evidentemente. Questo dev'essere uno di quei famosi momenti in cui la futura mammina se ne rende conto. Paparino è in giro ad inseguire attività che scivolano tra il dovere e il piacere tipo pendolo di Foucault, e lo si becca subito dal tono di voce pimpante. Noi invece dobbiamo annoiarci mortalmente sul divano della nonna per ore ed ore (anche a me, quando lavoravo, pareva un sogno, ma quando il riposo è coatto non sembra più così entusiasmante...). L'uscita -faticosissima, come sempre- di oggi è stata dedicata a "informiamoci su questi benedetti pannolini lavabili" (con scarsi risultati perchè non ci capisco ancora una mazza) e ha toccato il vertice del piacere con una toccata e fuga in libreria. Acquisti del giorno: Il dono, di Nabokov. Il deserto dei tartari, di Buzzati. Il linguaggio segreto dei neonati, di una certa Tracy Hogg ("non puoi non averlo letto se stai per avere dei figliiiiii").  Sarei rimasta e avrei dato fondo al bancomat, non fosse che mal di schiena e altre fisiologiche esigenze mi hanno presto trascinato a casa. Mentre intorno a noi tutto si dipinge inesorabilmente di colori pastello e l'odore inconfondibile di neonato e crema emolliente si impossessa del nostro olfatto, non posso fare a meno di chiedermi se sia davvero inevitabile dover rinunciare a tutto il resto della vita. Voglio dire, avrò il tempo materiale di arrivare alla fine di due libri che ho comprato oggi, per esempio? Forse lo sbalzo non sarà così drastico, ma a volte già l'attesa della nascita di E&M si fa impaziente... quando non sei ancora madre e non sei più una single rampante....che cosa cavolo sei?? Poi, un padre resta un uomo, un lavoratore, un amico, un amante. Una madre invece sembra diventare una madre e nient'altro, almeno per un po'. Sarà davvero così?? Dove si pescano le energie e le strategie per trasformarsi e ricreare un equilibrio sereno anche nel momento di massima trasformazione? Ai posteri l'ardua sentenza!
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"Il paradosso è la cattiveria degli uomini che hanno troppo spirito". Émile Faguet
 

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