Ed è così, insomma, senza neppure rendertene conto, che ti tolgono dalle mani il tuo pacchettino di definizioni pronte per l'uso, a cui sei caramente abituata, e ti lanciano in tutta fretta quello nuovo. "Mamma", c'è scritto. Uau. Peccato che il pacco sia vuoto, e lo scopri subito. La definizione di te in quanto madre è in divenire. L'amore dei tuoi genitori - se tutto va bene - è dato per scontato. L'amore per un uomo - se tutto va veloce - è un colpo di fulmine improvviso e totalizzante. L'amore per tuo figlio - se tutto si ferma un attimo e ti concede il tempo di rifletterci su - è un sentimento lento, uno spazio da conquistare con la pazienza, con l'abitudine, con l'attesa. E poi, con la presenza stessa di una persona che prima non c'era, e che resterà legata a te per sempre e che all'inizio da te dipende per sopravvivere.
Non si nasce madri, questo è certo. E mentre ti trovi impegnata ad abituarti al piccolo alieno che hai fra le braccia, che ti incanta ma che non ti spieghi, scopri che il tuo nuovo pacchettino di definizioni è ancora vuoto di te, e devi lavorarci su per scoprirti diversa da come - ne sei certa - eri fino a poco prima. Mi è sempre risuonata in mente una strofa di De Andrè quando cantava le donne, e le definiva "femmine un giorno, e poi madri per sempre". A ben pensarci, già nel caos dei primi giorni (- mesi - anni??!?!?! -) è evidente come non ci sia verità più grande.
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domenica 25 settembre 2011
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